Perché Mario Pigozzo Favero ha invitato Fabio De Min, scheletrico leader bellunese dei Non Voglio Che Clara, a curare gli arrangiamenti di questo ultimo lavoro dei Valentina Dorme? La risposta l'ho sentita un sabato di marzo nel seminterrato di Riese Pio X° dove i nostri quattro provavano ad affinare gli ultimi accordi dei brani non ancora definitivi.
Verso le 18 arriva Fabio; ascolta gli 11 pezzi, e poi chiede a Mario "come li vuoi?". Mario risponde: "Non cambiare il senso di nessuna parola, ma per il resto fai quello che ti pare. Lo sai, noi siamo lenti... lenti; quindi le parole sono soppesate una per una". Fabio De Min replicava che il disco è già molto bello. Ed ecco il risultato: armonie con pianoforte, archi, sinth, cori, tromba, violoncello, violini, sax, armonica, corno inglese e viola. Felice scelta questa, che diluisce la tipica aggressività delle chitarre presenti nei dischi vecchi; ma che non toglie nulla alla fantasiosa sensualità dei testi di Mario. Testi di storie inventate, opera di fantasie notturne, raccontate però con l'intensità di chi le ha vissute, praticate, spalmate, virtualmente accarezzate, e setacciate come sempre, " in perfetto stile Fosbury".
Basta leggere il Blog con cui Mario tiene aggiornati suoi pensieri insonni ed il tono con cui replica alle risposte dei suoi dialoganti; dove anche una virgola o una doppia sbagliata vengono sezionate, centellinate con cura maniacale, quasi ossessiva, frutto di un vissuto, doppio, gemellare, ambivalente, artistico ed anche lavorativo, di colui che dice "io non sono forte".
L'anteprima del libretto è una descrizione di una scena di film, visione nitida, perfetta, chiara e leggibile ai non addetti alla ripresa. Regista, attore, interprete, narratore: Mario non si smentisce e vive nutrendosi di immagini, reali o inventate, tristi e allegre, sognate o vissute, dove passano donne: sposa, Eleonora, amore in tangenziale, mogli altrove, mani e vizi innominabili, Giulia bugiarda, amanti che ballano col padre, Anna e le stazioni, Valentina, donna intuito dolcezza ragione, santa che aspetta sulle scale, donna scaldacuore in motel. E la stanchezza finale dopo le gare salesiane, ricordi giovanili, con l' ultima canzone stanca, dove sussurra, soffia di non esser forte, incapace di urlare offese ad emozioni dette invece sottovoce... sottovoce.
Unico neo: citare spesso intimisticamente Treviso, i suoi viali e piazze; rende un po' provinciale anche se naif, la location di alcune storie e blocca la fantasia di chi, ascoltando il cd, non vive in queste nostre zone. Però, gran bel disco, pieno, corposo, solido, dove i suoni orchestrali accompagnano bene le chitarre storiche dei Valentina Dorme, ora in formazione matura con Alberto Scapin, freddo ma entusiasta alle chitarre, Mario Gentili veramente soddisfatto del suo lavoro al basso, e Max sornione che picchia forte in alcuni pezzi. E Mario che, istrione, fa risorgere Ferreri, ambientandolo dove concerta dal vivo, umorista e teatrante, beffardo e tabagista incallito.
Per finire, un esempio di perfezione stilistica al minuto 0:57 e da 1:12 in poi del brano "Il terzo uomo": un passaggio di chitarra che se durasse 10 minuti, non stancherebbe mai!
Buon ascolto, terapeutico.
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