 E alla fine la serrata c'è stata. Inizialmente ero curioso. La voce girava. Scioperare contro la concorrenza? Un paradosso: resa senza combattere e pubblicità per l'avversario. Non ci avrei creduto, senza vederlo.
Poi è arrivato il chiarimento. Il Gisc Treviso ha rilasciato un comunicato, presente anche sul nostro sito, in coda a un pezzo di lomantag. "La protesta non è sicuramente finalizzata nei riguardi della gestione dell'impianto dei Giardini del Sole - chiariva l'associazione dei gestori - ma contro le compagnie petrolifere che gonfiano i prezzi dei carburanti a danno dei gestori e dei loro clienti". E non andavano per il sottile: ce n'era per tutti, anche per i "politici che chiudono gli occhi di fronte all'arroganza del più forte!".
C'era di che entusiasmarsi. Poi, prima che un rigurgito no global mi costringesse a scendere in piazza al fianco dei gestori, mi sono fermato a riflettere. E mi son reso conto che tutto sommato così è persino peggio. Nel senso che l'iniziativa è minata da un'evidente carenza di tempismo. Talvolta dire la cosa giusta non basta, bisogna dirla quando è il momento.  Mi spiego meglio. Tutto inizia a gennaio 2007, con il decreto Bersani. Stiamo attenti alla tempistica, per favore: due anni fa. Per farla semplice, rimuovendo certi vincoli di esclusiva si permette alle pompe di rifornirsi al prezzo migliore e quindi contenere i prezzi al pubblico.
Si sono di colpo aperti nuovi scenari nel mercato dei carburanti, che difficilmente sarebbero stati ignorati, perché c'è solo una cosa che può competere con l'avidità di profitto: altra avidità di profitto.
Era solo questione di tempo prima che qualcuno provvedesse a percorrere quella strada. Ora quel qualcuno è arrivato, e noi facciamo la coda per la sua benzina.
 Ma tu, vecchio distributore, non ci stai. Mi dici che è ora di attuare la "Linea dura nei confronti delle compagnie petrolifere responsabili del prossimo fallimento gestionale di molti colleghi di Castelfranco Veneto e dintorni".
Hai anche ragione, guarda, ma com'è che la scegli solo adesso, la linea dura? I prezzi del carburante sono un problema da un bel po', ma mi pare che fino a ieri serrate non ce ne siano state: evidentemente prima era più indicata la linea morbida. Quella che permette di piegarsi, secondo necessità e convenienza.
Dov'eri in questi due anni? Non ho visto corse al ribasso dei prezzi, né rinate sensibilità verso i nostri disagi. Sono con te quando dici "basta al caro benzina delle compagnie petrolifere". Però lo dici quando ci rimetti tu, non io. Adesso rischi di chiudere, e ti preme dei costi che finiscono nelle mie tasche e dei disservizi che mi colpiranno. Di colpo ti preoccupi un sacco per me. Ma che gentile. Grazie, non mi serve più.
Ti sei svegliato stamattina e hai scoperto che i politici chiudono gli occhi di fronte all'arroganza del più forte. Ben svegliato. Se ti può consolare, sappi che non è cambiato niente rispetto a ieri. Gli arroganti sono sempre gli stessi e i politici pure. Quello che è cambiato è solo il debole, che per una volta non sono io, sei tu.
 Vuoi che si permetta "ai gestori di essere concorrenziali, di [...] combattere ad armi pari contro la concorrenza delle pompe bianche". Che strano: hai notato che si invocano le armi pari sempre quando non si ha più in mano il manico del coltello? "Chiudo adesso per non fallire domani!", dici. Avremmo preferito chiudessi quando era il momento di non far fallire noi.
Ma non vorrei sembrarti insensibile: in realtà, hai tutta la nostra approvazione. Ma, in fondo, noi che possiamo fare? Siamo solo quelli che la benza la consumano. Noi siamo solo quelli che te la pagavano, non so se ti ricordi. |
Commenti