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Da quando ne ho memoria (ormai ho passato la trentina) l’Italia sembra essere un paese in balia delle emergenze: tempo (troppo caldo, troppo freddo, troppo né caldo né freddo); carceri (che stranamente si presenta ad ogni estate); pedofilia; criminalità; violenza sulle donne; mafia; immigrazione; omofobia; razzismo, incidenti sul lavoro e abbandono dei nonni o degli animali.
Nei servizi dei telegiornali e negli articoli dei giornali queste emergenze si cedono continuamente il passo con titoli sensazionali. Alle volte ho la netta sensazione di essere presa in giro, di essere trattata come una acquirente… è come se volessero vendermi un prodotto che in quel determinato periodo “tira” (mi è capitato persino di sentire un giornalista ammettere, senza particolare vergogna, che le notizie devono soddisfare la richiesta mercato). Sinceramente non mi sono mai più di tanto scandalizzata di questo rincorrere le notizie a ondate tematiche, in fondo basta dirlo, basterebbe sapere che è un gioco delle parti e non lasciarsi prendere dall’idea di vivere in mezzo a concittadini particolari che per due o tre settimane uccidono le compagne, poi iniziano a picchiare gli omoaffettivi ed infine abbandonano i cani nelle autostrade.
Il problema nasce se o quando questo tipo di meccanismo istiga sentimenti razzisti. Se per settimane si susseguono notizie di uomini che violentano bambini, difficilmente nello spettatore/lettore si crea un sentimento ostile nei confronti dell’uomo-bianco-di ceto medio-eterosessuale-cattolico, questo, purtroppo, non accade se per settimane ci vengono proposti fatti criminali che hanno come protagonisti degli stranieri.
Perché ci sono reazioni così diverse? Secondo me dipende dal fatto che di uomini bianchi-di ceto medio-eterosessuali-cattolici ne conosciamo troppi per permettere alla nostra mente di schiacciarli all’interno di uno stereotipo, invece molte persone non si fanno problemi ad associare ad un’intera nazionalità delle particolarità criminali: i romeni violentano, i ghanesi e i marocchini spacciano, gli albanesi uccidono, i cinesi sfruttano i lavoratori….
Le notizie che ci arrivano non fanno altro che stimolare l’idea di una realtà semplice, banale, in cui si possano attribuire facili etichette a tutte le persone che provengono da un determinato paese e questo, penso, sia istigazione al razzismo. Non è in discussione il fatto che le notizie debbano essere date, il problema riguarda essenzialmente la terminologia usata che dovrebbe descrivere l’aggressore e non il paese di provenienza. A tal riguardo il terzo rapporto dell’ECRI (Commissione Europea Contro il Razzismo e l’Intolleranza, 2005) sull’Italia, raccomandava alle autorità italiane a rendere partecipi i media “della necessità di garantire che quanto riferiscono non contribuisca a creare un’atmosfera di ostilità e di rifiuto nei confronti di membri di qualsiasi minoranza”…
Naturalmente se uno spettatore/lettore diventa razzista non è colpa dei media, credo fortemente che ciascuno è responsabile di cio che è e di come si rapporta al mondo.
Detto questo, che riguarda l’essere uomo o donna in maniera piena e consapevole, altre responsabilità spettano alla politica che ha il compito di affrontare le sfide della società multiculturale. Sempre l’ACRI, nel 2005, segnalava il preoccupante aumento dei discorsi razzisti e xenofobi in politica…
E’ dalla metà degli anni ’80 che si parla di emergenza immigrazione! In quasi trent’anni l’Italia non ha ancora discusso che tipo di integrazione vuole, quali priorità affrontare e con quali risorse. Ma non basta, oltre a non riuscire/volere aprire un dibattito pubblico sul fenomeno dell’immigrazione, continuano ad esserci politici di rilievo per cui l’istigazione all’odio contro lo straniero è diventata ormai il loro biglietto da visita.
Penso che questi siano dei veri e propri delinquenti, perché stanno inquinando il nostro presente e mettendo a rischio il nostro futuro: se fossi una bambina straniera, magari pure nata in Italia, e sentissi dei politici offendere impunemente i miei connazionali o la mia religione, sicuramente crescerei con sentimenti ostili verso questo strano paese. |
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